Le massime manifestazioni sportive non si limitano a influenzare il mondo sportivo, ma
anzi sono uno vero specchio della società a loro contemporanea, avendo un impatto
sociale e culturale che poche manifestazioni ed eventi possono eguagliare. E’ facile
pensare alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, per avere una fotografia della società
dell’epoca e da quello che si sarebbe scatenato da li a pochi anni a seguire.
In base a questo ragionamento ,se volessimo quindi analizzare e comprendere al meglio
ciò che sono stati gli anni ’70 ,ovvero un periodo anticonformista e in continuo mutamento
,non possiamo non analizzare il mondiale che è stato spartiacque tra il calcio “di una volta”
e il calcio “moderno”, ma che al suo interno ha vissuto la politica e le tensioni che si sono
susseguite in quel decennio, il mondiale di calcio di Germania (Ovest) 1974.
Il gruppo uno della prima fase a gironi è uno scherzo del destino, un affronto alle ideologie
,uno schiaffo al “politically correct”: i padroni di casa della Germania Ovest trovano
Australia, Cile (dove una giunta di destra aveva appena terminato uno dei più cruenti colpi
di stato dell’era moderna), e Germania Est. Il 22 giugno va in scena una delle più
clamorose partite della storia ,tra timori di ordine pubblico e pressioni politiche , si gioca
Germania Est-Germania Ovest, terminata 1-0 per i teutonici dell’est.
Il clima all’interno dello spogliatoio tedesco (Repubblica federale) , come rilasciò in varie
interviste il capitano di quella formazione Franz Beckenbauer , era surreale, i giocatori
sentivano il peso di quella sconfitta e la delusione di un intero popolo che vedeva in quella
debacle un umiliazione sportiva dalla quale sarebbe stato molto difficile riprendersi.
Il paradosso è che quella partita permise ai padroni di casa di non finire nella fase ad
eliminazione diretta con i Paesi Bassi ,definiti la squadra con il miglior calcio dell’ intera
competizione, e scaturì in Beckenbauer e compagni una forza d’orgoglio che permise alla
Germania Ovest di vincere in casa la prima coppa del mondo della storia del calcio(fino ad
allora si chiamava coppa Rimet).
I grandi sconfitti di quel mondiale furono appunto gli “Orange”, che dopo essere stati in
vantaggio nella finalissima di Monaco ,si fecero rimontare dai tedeschi ,in quanto superiori
atleticamente e più esperti. A quell’Olanda va dato però il merito di aver cambiato il modo
di intendere il calcio e di aver portato le basi del tatticismo che noi oggi possiamo
ammirare nei grandi club d’ europa.
Un gruppo, quello olandese ,per lo più composto dai giocatori che avevano dominato fino
a qualche anno prima la Coppa Campioni con l’Ajax ,e che già nel club di Amsterdam
avevano mostrato il sistema di gioco poi denominato “calcio totale” ,fatto di
sovrapposizioni, spostamenti di ruolo e pressing. Il fulcro del gioco era sicuramente Johan
Cruyff, uno dei maggiori interpreti che questo sport ha avuto, giocatore a cui ancora oggi si
fatica a trovare un ruolo in quanto le sue abilità di visione e tecnica gli permisero di
spaziare tra centrocampo e attacco non dando mai punti di riferimento all’avversario.

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